Home Risorse Paziente Disfagia nel paziente con PSP
Disfagia nel paziente con PSP PDF Stampa E-mail
Scritto da Tonia   
Giovedì 30 Giugno 2011 18:01
Share

La disfagia è un SINTOMO, non una malattia, è un disturbo della deglutizione (di alimenti, saliva o altro) conseguente per lo più a patologie neurologiche (PSP, Ictus, TCE, Parkinson, S.M., S.L.A., M. di Alzheimer, Demenze multiinfartuali, Miopatie, ecc.), oncologiche o traumi.

La disfagia può essere di vari gradi e compromettere la deglutizione di liquidi, cibi solidi, cibi semi-solidi o semiliquidi o più di questi insieme. Può interessare sia i bambini che gli adulti e gli anziani. Determina gravi conseguenze cliniche (malnutrizione, disidratazione, polmoniti, morte per  soffocamento, ecc.) e sociali (imbarazzo ai pasti, isolamento).

Le principali complicanze della disfagia sono l’aspirazione tracheo-bronchiale (passaggio di cibo nelle vie aeree con possibilità di soffocamento), il globus (sensazione di corpo estraneo in gola per il cibo rimasto in gola che non va ne su ne giù), la polmonite ab ingestis (polmonite dovuta al cibo nei polmoni), la malnutrizione e la disidratazione: a questi due ultimi aspetti si possono associare disturbi del comportamento e diminuzione delle difese immunitarie.

Come riconoscere la disfagia?

Esistono degli elementi di sospetto di disfagia che sono abbastanza facili da riconoscere

  • Comparsa costante di alcuni colpi di tosse involontarie anche leggeri, subito dopo o, comunque, entro 2-3 minuti dalla deglutizione di un boccone
  • Comparsa di una velatura della voce (voce gorgogliante) o di una franca raucedine dopo la deglutizione di un boccone
  •  Fuoriuscita di liquido o di cibo dal naso o, in presenza di tracheotomia, dal tracheostoma o dalla cannula tracheale
  •  presenza di febbre, anche non elevata, (37,5 - 38°c) senza cause evidenti; tale febbre può infatti essere segno di infiammazione od irritazione dovuta ad alimenti passati nelle vie aeree
  • Aumento di salivazione
  • Presenza di catarro
  • Elevata frequenza di episodi bronco-polmonari

  •  Mancato innalzamento della laringe (il pomo d’Adamo non si muove  si muove poco durante la deglutizione)

  • Deficit sensitivo-motorio della lingua e delle guance

  • Presenza di residui alimentari alla base lingua e nei seni piriformi (evidenziabile solo durante laringoscopia con F.O.F. eseguito dall’ORL)

  • Il paziente riferisce dolore o fastidio durante la deglutizione

  • Il paziente percepisce un senso di corpo estraneo in gola

  • Il paziente impiega più tempo per mangiare

  • Il paziente ha cambiato le sue abitudine alimentari con tentativi inconsapevoli per bilanciare il disturbo

  • Il paziente ha perso peso senza motivo apparente

 

Precauzioni comportamentali nell'assistenza all'alimentazione

Alimenti a rischio

  • liquidi
  • pastina in brodo
  • minestrone con verdure in pezzi
  • legumi (es. piselli, fagioli, fave,lenticchie)
  • frutta secca (es.: noci, arachidi,
  • mandorle, pistacchi)
  • riso

Somministrazione di alimenti e acqua

  • Procedere lentamente, con piccole quantità alla volta
  • dare un cucchiaio di cibo e guardare e/o toccare il pomo d’Adamo per controllare la deglutiz.
  • se non deglutisce incoraggiarlo vocalmente a farlo dicendogli di “mandare giù la saliva”
  • non procedere con altre porzioni di cibo fino a quando non si è certi che abbia deglutito quelle precedenti
  • chiedergli ogni tanto di dire “AAAAA”: se la voce è libera, somministrare un altro cucchiaio, se la voce è gorgogliante, chiedergli di fare un colpo di tosse e poi di deglutire la saliva……
  • ogni 2 –3 deglutizioni, far eseguire al paziente qualche colpo di tosse e dopo ogni colpo di tosse farlo deglutire a vuoto (chiedendogli di “mandare giù la saliva”)
  • Il paziente non deve distrarsi (farlo mangiare in un ambiente tranquillo) e non deve parlare durante il pasto, se non dopo aver deterso la gola con qualche colpo di tosse e deglutizioni a vuoto.
  • MAI somministrare acqua durante il pasto ma soltanto lontano dai pasti; durante il pasto è possibile fare succhiare del ghiaccio in una garza per rinfrescare la bocca e stimolare la deglutizione

A fine pasto:

  •  ripulire manualmente la bocca con una garza bagnata e le eventuali protesi
  •  se portatore di cannula aspirarlo per verificare che non vi siano tracce di cibo in trachea
  •  mantenere per circa 20-30 minuti ancora il paziente in posizione (con tronco eretto) per facilitare la digestione, l’autopulizia del cavo orale ed evitare reflussi o aspirazione di pezzi di cibo residui

 

Consigli pratici per chi assiste il malato disfagico durante il pasto

  • La posizione migliore per alimentarsi è quella seduta con un comodo sostegno per gli avambracci e i piedi appoggiati a terra
  • A letto il tronco deve essere alzato il più possibile, anche utilizzando più di un cuscino da mettere come appoggio alla schiena.
  •  L’ambiente ove viene consumato il pasto deve essere tranquillo, silenzioso e ben illuminato.

  • Il paziente deve mangiare lentamente, concentrandosi sulla deglutizione

  • non introdurne un secondo boccone se quello precedente non è stato completamente deglutito (attenzione ai residui di cibo che permangono in bocca).

  • Il pasto non può durare troppo a lungo: stanchezza e distraibilità del paziente aumenterebbero i rischi d’inalazione.

  •  controllare lo stato d’attenzione ed eventualmente decidere di sospendere il pasto ai primi segni di stanchezza

  •  ogni tanto far eseguire colpi di tosse per controllare la presenza di cibo in faringe

  •  controllare che durante la somministrazione del pasto il paziente non cambi posizione

  •  dare opportuni input verbali per riorientare il paziente quando esso si distrae

  •  il paziente non deve parlare durante il pasto, né guardare la televisione, né essere distratto in alcun modo

  • I farmaci: meglio se sono sotto forma per poter essere addensanti oppure pastiglie piccole per essere deglutiti con cibo o acqua gel. Se proprio non riesce, polverizzarli e poi addensare

  •  Per almeno 15 minuti dopo il pasto il paziente deve rimanere seduto e successivamente è indispensabile provvedere all’igiene orale, per prevenire tra l’altro l’aspirazione di particelle di cibo che possono rimanere in bocca.

  •  Non potendo utilizzare, specialmente all’inizio del trattamento riabilitativo della deglutizione, dentifrici e collutori in quanto il paziente potrebbe ingerirli o, peggio ancora, inalarli, può essere utilizzata in sostituzione una garza sterile o uno spazzolino per bambini a setole morbide, imbevuti con piccole quantità di bicarbonato di sodio.

  •  Non utilizzare MAI liquidi per mandare giù il cibo se il paziente non ha dimostrato un’adeguata protezione delle vie respiratorie.

  • la somministrazione dei liquidi necessariamente essere preceduta dalla rimozione di eventuali residui alimentaridalla bocca.

Problemi della pulizia del cavo orale

La bocca è una finestra sul nostro intero corpo. In bocca si possono rilevare i primi segni di malattie sistemiche come il diabete e la sindrome di Sjogren ed all'interno della cavità orale si evidenziano i sintomi della malnutrizione e delle infezioni sistemiche.
La bocca è l'ambiente in cui vivono un numero impressionante di batteri, alcuni dei quali sono legati all'insorgenza della carie e della malattia parodontale (infezione delle gengive).
Numerosi ricercatori in tutto il mondo hanno verificato che le malattie della bocca, in particolare la parodontite (forma avanzata di malattia parodontale che può portare alla perdita dei denti, una volta chiamata "piorrea"), sono collegate ad altri problemi di salute, di natura sistemica. In particolare molte ricerche hanno evidenziato la correlazione con le malattie cardiovascolari, il diabete ed il rischio di parti pre-termine e la nascita di bambini sottopeso in caso di pazienti in gravidanza.
Il reale valore epidemiologico di tali correlazioni deve essere ancora dimostrato con certezza, ma i ricercatori sospettano che i batteri e l'infiammazione correlati con la parodontite possano giocare un ruolo nell'insorgenza di alcune patologie sistemiche, allo stesso modo in cui, viceversa, un'alterata salute generale, in pazienti affetti da patologie come il diabete o l'AIDS, può influire sull'insorgenza o sulla gravità della malattia parodontale.
Numerosi studi hanno messo in correlazione l'infiammazione cronica delle gengive in caso di parodontite con lo sviluppo e l'insorgenza di problemi cardiovascolari. Alcune prove scientifiche suggerirebbero che i batteri presenti a livello delle lesioni parodontali potrebbero influire sulle malattie di cuore e sulla circolazione vascolare.
I dati epidemiologici dimostrano che le persone affette da diabete spesso sofforono anche di malattia parodontale. Inoltre ci sono prove scientifiche che dimostrano che i diabetici sviluppino più facilmente la parodontite ed in forma più grave rispetto alle persone non affette da diabete. Alcuni studi infine suggeriscono che la parodontite possa rendere più difficile per i pazienti diabetici il controllo della glicemia.

Manovre di sicurezza

  • Il paziente deve mangiare seduto. Se è allettato porlo con il busto a 80/90 °, con le gambe lievemente flesse ed un cuscino posizionato fra i piedi e la sponda del letto.
  • Verificare che lo stato di attenzione del paziente sia sufficientemente adeguato ed interrompere l’alimentazione ai primi segni di stanchezza.
  • Procedere lentamente, con piccole quantità alla volta e solo se il boccone precedente è stato deglutito.
  •  Ad ogni deglutizione il capo del paziente deve essere leggermente flesso anteriormente
  • Ogni 2 –3 deglutizioni, far eseguire al paziente qualche colpo di tosse e dopo ogni colpo di tosse farlo deglutire a vuoto.

  • Il paziente non deve distrarsi (farlo mangiare in un ambiente tranquillo) e non deve parlare durante il pasto, se non dopo aver deterso la gola con qualche colpo di tosse e deglutizioni a vuoto.

  • Il paziente non deve bere durante il pasto.

  • A fine pasto ripulire la bocca (e le protesi se ne ha) e non mettere il paziente in posizione sdraiata almeno per mezz’ora

  • Fuori pasto può bere solo acqua

 

D.ssa Peretti Valérie - Logopedista

tratto da :  convegno del 15 Maggio 2011 a Torino, Psp Piemonte



Tags: PSP  DCB  MSA  disfagia