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Sperimentazione italiana con le staminali PDF Stampa E-mail
Scritto da Tonia   
Lunedì 25 Aprile 2011 18:19
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Ancora due, massimo tre mesi di attesa. E, non appena ricevuto l’ok definitivo dell’Istituto superiore di sanità, anche l’Italia proverà a curare le malattie neurodegenerative con le cellule staminali. La sfida è stata lanciata dei ricercatori del Policlinico di Milano, che per la prima volta nel nostro paese sperimenteranno l’impiego delle staminali multipotenti (in grado, cioè, di ricostruire diversi tipi di tessuti) per trattare malattie come la Paralisi sopranucleare progressiva (Psp), una forma di Parkinson molto grave.

Test sui pazienti

Lo studio, promosso dalla Fondazione Grigioni/Istituti clinici di perfezionamento e dalla Cell Factory "Franco Calori" del Policlinico di Milano, è nella fase 1, la prima fase dei test sull’uomo: pazienti affetti da Psp che non rispondono alle terapie tradizionali saranno curati con cellule staminali mesenchimali autologhe (cioè provenienti dallo stesso paziente), per valutare l’efficacia e la sicurezza del metodo.

La sperimentazione

Le cellule staminali verranno prelevate dal midollo osseo dei pazienti attraverso un’aspirazione dall’osso del bacino (operazione analoga a quella compiuta per il trapianto di midollo osseo), che contiene il sangue midollare, molto ricco di staminali. La procedura prevede poi che le cellule vengano mantenute in vitro in presenza di terreni particolari. Qui, attraverso alcune metodologie standardizzate, saranno ottenute staminali mesenchimali multipotenti che, una volta reiniettate nel paziente, svolgeranno la loro funzione di riparazione del tessuto cerebrale.

In viaggio fino al cervello

I ricercatori hanno già dimostrato che le cellule somministrate riescono a raggiungere le aree cerebrali colpite dalla malattia, e influenzano positivamente il tessuto circostante, riducendo la morte cellulare.

Sperimentazione su 20 pazienti

Presto si partirà: “Lo studio è già nella fase finale dell’iter autorizzativo presso l’Istituto Superiore di Sanità”, ha detto Gianni Pezzoli, direttore del Centro Parkinson di Milano, e presidente dell’Associazione italiana parkinsoniani (AIP) e della fondazione Grigioni per il morbo di Parkinson”, prenderà avvio entro due-tre mesi e vedrà il coinvolgimento di una ventina di pazienti. Si tratta di volontari con più di 40 anni che non rispondono alle cure farmacologiche, e desiderano tentare nuove strade.

Terapie ben tollerate

Sui rischi, i ricercatori sono ottimisti. “Negli ultimi anni sono stati pubblicati alcuni lavori clinici in aperto che suggeriscono che il trapianto autologo di cellule staminali mesenchimali raccolte dal midollo osseo sia ben tollerato ed efficace nei parkinsonismi”, ha spiegato Rosaria Giordano, direttore tecnico della Cell Factory "Franco Calori" del Policlinico di Milano, che ha aggiunto: “Ecco perché questa metodica può risultare importante per riuscire a rallentare la progressione della malattia e ridurre i sintomi in pazienti per i quali al momento non esistono alternative terapeutiche”.

Tra un anno e mezzo i primi risultati

Per capire se la nuova cura sarà sicura ed efficace bisognerà attendere un anno e mezzo dall’inizio dei trattamenti, ma, hanno spiegato i ricercatori, entro il primo anno dall’avvio dello studio si potrà avere una prima valutazione a breve termine su un primo gruppo di pazienti.

Nuove prospettive di cura

Se tutto dovesse andare come si augurano gli studiosi, si aprirebbero prospettive enormi per gli ammalati di malattie degenerative, che fino a oggi non sono riusciti a trovare terapie risolutive. Finalmente, infatti, diverrebbe realtà quella che fino a oggi era solo un’ipotesi di studio: curare i malati “riparando” i tessuti danneggiati con le loro stesse cellule.

Una malattia fortemente invalidante

Una via che riapre la speranza per migliaia di malati di Psp, tra le forme più aggressive di Parkinson. La patologia è tra le più invalidanti: nel giro di 5 anni dall’esordio costringe alla sedia a rotelle. La patologia provoca una degenerazione delle cellule nervose dei circuiti che regolano automaticamente i movimenti: nelle persone che ne sono affette si manifesta con la lentezza nei movimenti, e la compromissione dei riflessi che permettono di mantenere l’equilibrio. C’è inoltre un sintomo particolarmente limitante, causato dalla paralisi delle vie nervose dei nervi cranici, che porta all’incapacità di muovere gli occhi volontariamente, prima solo in senso verticale e poi anche in altre direzioni.

I viaggi della speranza

Attualmente, in Italia, sono poche le strade per curare la patologia, tanto che molti pazienti tentano la strada delle cure all’estero. Secondo le stime oggi il 10% delle persone affette da Psp vola in Germania, in Cina o in Sud America, per sottoporsi a infusioni con cellule staminali sia autologhe che eterologhe. Con costi elevati (fino a 40.000 euro per ogni infusione di staminali) e grossi rischi per la salute.

 

Fonte: http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?idSezione=10374&lookfor=psp;